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L’Inferno di Dante, gli ignavi, e l’Inferno di Primo Levi

Durante le lezioni di letteratura abbiamo letto il Canto III della Divina Commedia, nel quale sono presentati gli ignavi, coloro che in vita non si sono mai schierati con un’idea propria né nel bene né nel male, ma hanno seguito solo l’idea del più forte.

Dante, incontrandoli per primi, collocandoli nell’Antinferno e descrivendoli come un’immensa folla di peccatori che mai fu vivi (cfr. Inf. III, v. 64), vuole trasmettere l’idea che la folla di umani senza colpa e senza meriti rappresenta la maggioranza delle persone.

Dante disprezza questi uomini che sono confinati in un luogo oscuro perché non sono accettati né da Dio né da Lucifero. Virgilio, la guida del poeta, dice di non degnarli di troppa attenzione: non ragionam di lor, ma guarda e passa (cfr. Inf. III, v. 51).

Nella discussione abbiamo parlato di Primo Levi perché nel suo lavoro intitolato I sommersi e i salvati, una testimonianza sulle atrocità da lui vissute quando fu catturato e rinchiuso ad Auschwitz, parla anche di una “zona grigia” che si può paragonare agli ignavi danteschi.

Primo Levi, del resto, fa un costante riferimento, nella sua testimonianza Se questo è un uomo, all’Inferno dantesco: confronta la situazione nel campo di concentramento e il Canto III della Divina Commedia. Paragona la deportazione ad un viaggio “verso il fondo”: l’autocarro che trasporta i prigionieri è paragonato alla barca che traghetta i dannati; il soldato che li sorveglia al Caronte. La prima giornata nel lager è definita da Levi “l’Antinferno”. I prigionieri vengono spogliati nudi come le anime dei dannati e come loro patiscono la fame, il freddo, la sete e lavorano forzatamente.

Come gli ignavi, anche le persone della “zona grigia”, cioè la popolazione tedesca e gli ufficiali nazisti, non sono mai state capaci di prendere una posizione né contro né a favore di quello che è successo nei campi di concentramento e sottolinea come fosse impossibile che nessuno sapesse.

Secondo me tutti dovremmo avere la propria opinione e non dovremmo seguire la massa di persone. Tutti dovremmo rischiare e non aver paura di affrontare determinate situazioni. Se non potessimo esprimere il nostro pensiero non potremmo essere liberi perché rimarrebbe dentro di noi qualcosa che ci farebbe del male e ci rovinerebbe.

Viola Casacci 3AAT


Sappiamo tutti che scegliere è difficile e proprio per questo gli ignavi hanno evitato di fare questa azione. Prendendo una decisione si può fare della vita il proprio sogno, o il proprio incubo. La decisione può rendere felice te stesso e le persone che ti stanno accanto, persino la più piccola delle decisioni.

Il bambino con il pigiama a righe

In questo film il figlio di un comandante di un campo di concentramento fa amicizia con un bambino ebreo che vive dentro esso a causa della religione della sua famiglia e quindi anche sua. A Bruno, il figlio del comandante, non importa niente della diversità tra lui e Shmuel, lui non vede niente di diverso. Egli non capisce perché i due siano divisi da una rete ma cerca comunque di fare amicizia con il bambino.

C’erano persone che all’epoca facevano finta che il grande mostro che stava uccidendo milioni di ebrei non esistesse; molti di essi erano tedeschi e anche se forse erano contro la politica di Hitler non avevano mai avuto il coraggio di esternare le loro idee per paura, paura di morire, paura di avere tutti contro.

Penso che i bambini siano le persone che dicono la verità più vera di tutte. Se Bruno non vedeva differenze tra lui e Shmuel voleva semplicemente dire che non ce n’erano e che l’idea nazista era soltanto un’idea per l’appunto.

I bambini che a scuola imparavano i canti nazisti, che mettevano la divisa con la Svastica cucita sopra e che facevano il Saluto a Hitler, non lo facevano secondo una loro decisione, lo facevano perché gli era stato detto da genitori, insegnanti e persone più grandi. A loro non importa a quale nazione appartieni o in quale religione credi: in loro c’è un amore incondizionato.

Sara Signori 3AAT


Arbeit macht frei”: il lavoro rende liberi.

Anche scegliere rende liberi: liberi dal senso di colpa per non aver preso una decisione, liberi dalla paura delle conseguenze derivanti da una scelta.

Spesso ci asteniamo dal prendere decisioni perché considerate troppo difficili o troppo rischiose. Ogni scelta ha delle conseguenze positive o negative sulla nostra vita e sta a noi decidere se assumercene il rischio.

Bisogna sempre avere il coraggio di rischiare, di mettere in gioco tutto invece di astenersi e rinunciare per mancanza di coraggio.

Coloro che non prendono decisioni sono definiti da Primo Levi una zona grigia, invisibile e, come sostiene Dante, non meritano nemmeno le pene dell’Inferno.

Anche oggi sono presenti persone grigie e invisibili. Pensiamo al bullismo, a tutti coloro che sono spettatori e non intervengono per evitare conseguenze su loro stessi, a coloro che addirittura scattano foto o fanno video da condividere in rete. Il livello di colpa è lo stesso del bullo e la sofferenza e la perdita della dignità provati dalla vittima è la stessa degli ebrei deportati. Perciò, invece di restare immobili e invisibili, interveniamo, prendiamo delle decisioni…almeno saremo sicuri di non finire tra gli ignavi all’Inferno.

Alessia Tirelli 3AAT

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