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318: Better together – Recensione di Emma Romoli

In occasione della visione dello spettacolo 318: Better together tenutosi presso il Teatro Garibaldi di Figline Valdarno, a cura di Cantiere Artaud e Arca Azzurra Teatro Scuola, l’alunna Emma Romoli  di 1BLA  propone una recensione che è  il prodotto di una esercitazione di letteratura italiana assegnata dalla docente Paola Brembilla:

 

“Il giorno 3 febbraio, siamo stati accompagnati al teatro Garibaldi per assistere ad uno spettacolo teatrale il cui scopo è quello di informare le persone riguardo un fatto di cronaca avvenuto qualche anno fa proprio a Figline. Lo spettacolo, il cui titolo è “318: Better together”, narra della storia della Bekaert, in particolare dello stabilimento di Figline.

Lo spettacolo può essere diviso principalmente in tre parti.

La prima parte è ambientata in Belgio a fine ‘800 e in questa parte viene narrata la nascita della Bekaert. Il fondatore, Leo Leander Bekaert, sin da piccolo sognava una fabbrica tutta sua e verso la fine dell’800 riuscì nel suo intento fondando la Bekaert, una fabbrica di filo spinato, che riscosse molto successo durante le guerre mondiali.

Alla sua morte la gestione della fabbrica passò a suo figlio, poi a suo nipote e così via, finché con il passare del tempo, la Bekaert diventò una multinazionale con sedi e stabilimenti in molti paesi del mondo; uno di questi si trova tutt’ora a Figline. Lo sfondo di questa parte è unico, ovvero è sempre lo stesso (uno studio) nonostante l’andare avanti nel tempo ed il susseguirsi di persone; e secondo me è utile poiché ti fa capire come si siano susseguite le generazioni della famiglia Bekaert al comando di una stessa fabbrica.

Dopo questa serie di vicende si ha un salto di tempo di circa 100 anni, ci troviamo a Figline. 

Siamo nella seconda parte del racconto e qui, un giovane ragazzo sta cercando lavoro all’interno della fabbrica. Durante questa scena lo sfondo è spoglio, è quasi assente e non è efficace a far capire l’atmosfera della fabbrica, infatti l’atmosfera è percepibile solo grazie alla recitazione degli attori.

L’atmosfera che si respira è piacevole; gli operai più anziani sono disposti ad aiutare i nuovi arrivati e tutti hanno un soprannome averlo significava che fai parte della fabbrica, tutti sono orgogliosi del lavoro che svolgono e dei prodotti del loro lavoro. La fabbrica, si specifica, è come una seconda famiglia per gli operai.

Terza parte: l’operaio è invecchiato, sono passati gli anni e con l’età tutto è cambiato. I direttori vogliono più prodotti e ogni operaio deve pensare al suo lavoro, non si possono aiutare gli altri. Non c’è più tempo per parlare, scherzare e ridere. La fabbrica non è più una seconda famiglia e l’atmosfera non è più la stessa.

Nessuno è più lo stesso.

La fabbrica deve chiudere –è questo che vogliono i direttori- e così un giorno durante una riunione di fabbrica arrivano le lettere di licenziamento degli operai. 318 operai licenziati senza spiegazione, senza motivo.

Durante lo spettacolo, inoltre, è possibile vedere la vita delle famiglie, di come anche i rapporti anche i rapporti tra familiari siano cambiati e di come la vita di molte famiglie sia peggiorata.

Gli operai però non si sono arresi ed hanno lottato insieme per avere la cassa integrazione ed è proprio per questo che lo spettacolo si intitola “318: Better together”, perché ci hanno dimostrato che “insieme è meglio”. Solo combattendo un’unica battaglia insieme si riuscirà ad ottenere dei risultati, e penso sia questo il messaggio che lo spettacolo intenda mandare. Penso, inoltre, che questo insegnamento sia molto d’ispirazione per noi giovani che avremo da affrontare molte lotte nella vita; magari non lotte così grandi ed impegnative, o forse sì, so solo che la vita è piena di imprevisti ed ingiustizie e che quindi un atteggiamento di speranza e positività, come quello degli operai, è di grande esempio. Dunque il messaggio principale di questo spettacolo è che nessuna battaglia è impossibile se combattuta con determinazione.”

 

Testo a cura di Emma Romoli

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