lunedì, dicembre 10Istituto Giorgio Vasari Magazine

Mafia

IL DIZIONARIO DELLA MAFIA (DOMENICA)

1/CORAGGIO

Quando si parla di coraggio nella mafia lo correliamo subito alla

storia dei due magistrati italiani Giovanni Falcone e Paolo

Borsellino che, sapendo a cosa andavano incontro, hanno

combattuto fino alla fine contro la mafia siciliana detta anche

“Cosa Nostra”.

“Cosa Nostra” li aveva individuati come principali nemici della

mafia, questo perché i due istruirono un “maxi-processo” che

servì a far condannare alcuni capi e sottocapi

dell’organizzazione.

2/ORRORE

Nella mafia siciliana la ferocia e l’orrore continuano a crescere in

modo proporzionale, estendendo i loro traffici e di conseguenza

quindi il loro guadagno.

Tra le vicende di ferocia e orrore ricordiamo uomini come

Salvatore Riina, noto come Totó Riina, e Giovanni Brusca,

definiti anche come uomini di campagna perché continuavano a

trattare uomini, bambini e donne come animali.

3/PENTITI

Con il termine “pentiti” si indicano gli uomini, che dopo essere

fuoriusciti dalle organizzazioni mafiose, decidono di collaborare

con le autorità giudiziarie.

Il “pentito” più importante è stato Tommaso Buscetta, che alleato

con il magistrato Giovanni Falcone, riuscendo cosi a dare un’altra

idea su come fosse organizzata e su cosa fosse la mafia.

4/COSA NOSTRA

Grazie a Tommaso Buscetta, un “pentito”, si riuscì a capire che la

mafia era un’organizzazione ben individuata e ben strutturata

che veniva chiamata anche “Cosa Nostra” dai suoi membri.

I principali elementi essenziali di Cosa Nostra si trovano nel “popolo” dei membri, nei territori in cui opera e nella “signoria” con l’uso della forza. Cosa Nostra diversamente dalle altre organizzazioni mafiose (come Camorra o ‘Ndrangheta) ha una struttura “verticale-piramidale”.

5/SICILIA

Sciascia in una delle sue poesie scrive che la Sicilia dai suoi

cittadini può essere amata ma può anche provocare un’emozione

di mistero e di attrazione.

Nella sua storia i popoli che sono arrivati hanno lasciato tracce

importanti rendendola così affascinante e seducente.

6/AFFARI

Gli affari nell’impresa mafiosa occupano una parte molto ampia:

si va dagli appalti pubblici con i mafiosi che hanno forti legami

con i politici, al traffico degli stupefacenti, al commercio degli

esseri umani diventato negli ultimi anni un affare abbastanza

importante.

Negli affari i mafiosi usano intimidazione e le minacce, la

manipolazione e l’inganno per ottenere potere e denaro di cui

hanno bisogno.

7/POLITICA

La politica ha sempre fatto i conti con la mafia. Cosa Nostra e’

legata alla politica come può esserlo alla terra o all’aria al fine di

sopravvivere o di riprodursi.

Per ricavare potere e/o profitto la mafia programma tutte le sue

azioni “politiche”: dalla mediazione e alla formazione diretta

della rappresentanza, dall’influenza al controllo sull’attività

amministrativa, dall’alleanza allo scontro, fino all’assassinio e

alla strage politico-mafiosa.

Di mafia-politica si muore per tanti motivi come per tradimento

di patti o per un’antimafia.

8/SOLITUDINE

La solitudine si fa spazio tra le donne e figlie di un padre o un fratello mafioso. Ne è un esempio Rita Atria che a 17 anni sfidò la mafia

mettendosi contro sua madre e suo padre, ucciso dalla mafia, e suo fratello Nicola anche lui ucciso dalla mafia.

9/RIBELLIONE

Prima che Peppino Impastato si rifiutasse di obbedire ai genitori

mafiosi di ribellioni nell’ambito mafioso non se ne era mai

parlato.

Peppino era stato costretto a subire le violenze del padre Luigi,

nato in una famiglia storicamente mafiosa.

10/PADRINO

Il “padrino” nella mafia sta a significare il capo dei capi, il boss

dei boss. Il termine “padrino” deriva dalla trilogia cinematografica The

Godfather, e venne imposto non tra i mafiosi ma tra gli uomini

che discutevano di mafia.

Un’altra spiegazione di “padrino”, annotata dai curatori del

vocabolario Treccani, è anche “il capo di un’organizzazione di tipo

mafioso”.

11/OMERTÀ

La parola “omertà” deriva da un vocabolario napoletano usato per

indicare approvazione alle regole della Camorra che ai tempi

veniva chiamata anche “Società dell’Umiltà”.

Il concetto poi venne inserito nella terminologia giuridica che

diceva che coloro che facevano parte della mafia dovevano

cercare di smettere di farne parte perché provocavano ingiustizie

per sé stessi o l’ostacolamento del libero esercizio di voto.

12/STATO

Gli storici spesso mettono in connessione le difficoltà della

nascita dello Stato nel sud e nelle isole per lo sviluppo dei

fenomeni mafiosi, che si adattano bene all’evoluzione dello Stato

e al suo modo di funzionare. http://www.antimafiaduemila.com/dossier/il-dizionario-della-mafia/34505-il-dizionario-della-mafia.html

JOE VALCHI (ARIANNA)

Joseph “Joe Cargo” Valchi è stato un mafioso statunitense, membro della Famiglia Genovese, e primo mafioso italoamericano a parlare pubblicamente della sua stessa organizzazione di fronte alla Commissione McClellan, facendo di “COSA NOSTRA” un nome familiare. https://it.wikipedia.org/wiki/Joe_Valachi

MAFIA (AZZURRA)

La mafia ha purtroppo nel nostro Paese una storia molto antica. Nasce in Sicilia nei primi decenni dell’Ottocento, favorita dalla povertà che nasceva nelle campagne e dalla lontananza delle istituzioni. I grandi latifondisti, che non risiedono stabilente nelle campagne, affidano ai “campieri” e ai “gavellotti” (che controllano i campi e che riscuotono le gavelle per conto del padrone) il compito di vigilare le proprietà. All’indomani dell’unità d’Italia i grandi proprietari terrieri, nel timore di perdere i terreni, ricorrono all’intermediazione degli amministratori i quali diventano sempre più potenti: impongono ai contadini, sotto minaccia, il pagamento di una “tangente” (pizzo) per scongiurare la distruzione dei raccolti e l’uccisione del bestiame. Le squadre “mafiose” giungono a controllare tutte le campagne, poi le zone urbane e, infine, diventano le vere e proprie protagoniste del gioco politico. Negli anni Sessanta la mafia diventa di tipo industriale e negli anni Ottanta finanziaria. Ha saputo riconvertire i suoi traffici criminosi in nuove attività e in nuovi ambiti d’interesse, mantenendo nei secoli la mentalità del privilegio, della violenza e del ricatto. Gli uomini di mafia hanno avuto sempre una sola legge: quella del più forte e dell’interesse privato che domina su tutto. Per questo motivo spesso la mafia è stata definita uno Stato nello Stato, una piovra tentacolare che è capace di penetrare in qualsiasi attività economica, anche illegale, per corromperla e inquinarla. La mentalità mafiosa, in Italia, è il vero nemico da combattere: è quella che predica la legge dell’omertà al posto della solidarietà, del privilegio al posto dell’uguaglianza, della violenza al posto della pace. Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta il giro d’affari mafiosi aumenterà vertiginosamente, specialmente attraverso il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti. Proprio a partire dagli anni Settanta il potere mafioso pianifica una serie di delitti per contrastare il lavoro delle persone impegnate a smascherarne gli ingranaggi. Molti magistrati verranno uccisi per bloccare le indagini o per punirli di aver firmato ordini di cattura nei confronti di mafiosi. Tra questi ricordiamo il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, prefetto di Palermo assassinato insieme alla seconda

moglie.

CAMORRA (AZZURRA)

Con il termine “camorra” si indica l’insieme delle attività criminali organizzate, con una marcata presenza sul territorio, che si sviluppano ed hanno le proprie radici in Campania, e che possono avere interessi anche al di fuori delle proprie zone d’origine. La struttura della camorra è molto

complessa e frastagliata al suo interno in quanto composta da molti clan

diversi tra loro per tipo di influenza sul territorio, struttura organizzativa, forza economica e modo di operare. Non esiste una struttura criminale con un vertice, ma un’organizzazione pulviscolare. Tra i vari clan succede che si formino delle alleanze, che qualora si possano considerare tali, sono semplici accordi di non belligeranza fra i numerosi clan operanti sul territorio. Queste alleanze sono spesso molto fragili e possono anche sfociare in contrasti o in vere e proprie faide o guerre di camorra, con agguati ed omicidi. La camorra è ormai famosissima per la sua brutalità e il numerato elevatissimo di omicidi dovuti alle violentissime faide tra le varie famiglie. I gruppi si dimostrano molto attivi sia nelle attività economiche (infiltrazione negli appalti pubblici, immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione, riciclaggio di denaro sporco, usura e traffico di droga) sia sul fronte delle alleanze e dei conflitti. Quando infatti un clan vede messo in discussione il proprio potere su una determinata zona da parte di un altro clan, diventano molto frequenti omicidi e agguati di stampo intimidatorio. Numerose sono le frizioni e gli scontri tra le decine di gruppi che si contendono le aree di maggiore interesse. La città di Napoli è divisa in 3 grandi aree soggette pesantemente al controllo camorristico, ma anche nella provincia, numerosi sono i comuni in mano ai gruppi camorristici, non solo per quanto riguarda i campi “classici” nei quali opera un clan mafioso (estorsioni, usura, traffico di droga), ma anche per quanto riguarda le amministrazioni comunali e le decisioni politiche (si vedano i numerosi comuni sciolti per infiltrazioni camorristiche). Una delle zone più soggette al potere camorristico è il comprensorio vesuviano. Nelle altre province della regione, l’unica provincia che eguaglia Napoli per influenza della camorra sul territorio è sicuramente Caserta, in mano al gruppo dei Casalesi, un cartello criminale di portata internazionale.

Le forze dell’ordine hanno inferto duri colpi a queste organizzazioni criminali, l’ultima proprio pochi giorni fa con l’arresto di Franco Letizia, un latitante molto pericoloso, affiliato al clan dei Bidognetti. La strada da percorrere per la legalità, è però ancora molto lunga ed impervia, i criminali sono astuti e trovano sempre nuovi modi di inserirsi in attività illecite e pericolose. Pensiamo ad esempio allo scandalo delle discariche abusive che ha colpito Napoli, e tutta la Campania, inquinando il sottosuolo e le falde acquifere di un esteso territorio mettendo a serio rischio la salute dei cittadini. Con il termine “camorra” a volte si indica anche un tipo di mentalità, che fa della prepotenza, della sopraffazione e dell’omertà diffusa i suoi principali punti di forza. Il confine tra l’appartenenza ad un clan camorristico e il vivere in una mentalità camorristica diffusa, il più delle volte è labile ed etereo e, in alcuni particolari ambienti sociali, una divisione netta tra le due cose

potrebbe risultare non facilmente rilevabile. In molti casi gli atteggiamenti di continuità con comportamenti camorristici riguardano anche professionisti, imprenditori e politici, fino a generare, in diversi casi, contiguità e collaborazione continuata tra intere amministrazioni locali,

imprenditorialità e la criminalità organizzata. Sta a tutti i cittadini il dovere di vigilare sul territorio, di denunciare minacce e soprusi, di

rifiutare l’omertà e di collaborare con la giustizia. Solo la coscienza di un

popolo mosso da ideali di giustizia può cambiare la situazione, ma il popolo è formato da ciascuno di noi.

https://www.skuola.net/storia-contemporanea/mafia-origini-traffici-politica.html

FRASI CELEBRI SULLA MAFIA (VIOLA)

• La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una sua fine. Spero solo che la fine della mafia non coincida con la fine dell’uomo. – Giovanni Falcone-

• Mi sono fermato in quinta elementare. Ma per fare carriera in Cosa Nostra non c’è bisogno di una laurea. – Totò Riina-

• Non ho mai chiesto di occuparmi della mafia. Ci sono entrato per caso. Poi ci sono rimasto per un problema morale, la gente mi moriva attorno. – Paolo Borsellino-

• Nelle fiabe non si insegna mai ai bambini che esistono i draghi, quello lo sanno già, si insegna ai bambini che i draghi si possono sconfiggere. Ed è quello che fanno gli scrittori come Saviano. Non dicono che la mafia c’è, ma dicono che la mafia può essere sconfitta. – Roberto Benigni-

Frasi sulla mafia: citazioni, aforismi- www.frasicelebri.it

UNA VITA CONTRO LA MAFIA di Antonio Miragliotta (VIOLA)

In un paesino vicino a Palermo viveva Giuseppe, un ragazzo molto conosciuto. Un giorno esce di casa per andare a fare una passeggiata ed andare a trovare il padre al negozio. Quando arriva lo trova seduto alla cassa un po’ triste, e gli chiede cosa era successo, ma lui gli risponde di non preoccuparsi e di andare a giocare con i suoi amici. Il pomeriggio seguente Giuseppe ritorna dal padre, ma questa volta vede dentro al negozio due uomini vestiti di nero che parlavano con lui. Erano due

persone che non aveva mai visto. Il padre torna a casa la sera, e Giuseppe chiede al padre chi erano quei signori, ma il padre fa finta di

niente. Allora Giuseppe senza fare tante domande, va a mettersi il pigiama, ma non lo trova nel suo cassetto e chiede alla mamma dove può essere. La madre gli risponde di guardare nel cassetto del padre.

Controlla nel cassetto del padre e trova un biglietto con su scritto:

“Questo è solo un avvertimento, vogliamo cinquecento euro al mese, più mille per Pasqua e Natale; ricorda, solo un avvertimento. Se non paghi entro la prossima settimana saranno guai per te, la tua famiglia e il tuo negozio.” Giuseppe dopo aver letto, capisce che quei due uomini erano mafiosi e chiedevano il pizzo al padre. Giuseppe era a conoscenza della mafia grazie alla scuola. Lui non tollerava i criminali, e quando scopre il

biglietto, la sua vita cambia. Col passare del tempo Giuseppe approfondisce l’argomento, va in giro ad attaccare i manifesti. A trentadue anni crea un partito contro la mafia; in quel periodo hanno arrestato molti boss grazie a vari gruppi antimafia.

Ciò ha scatenato la rabbia dei mafiosi che hanno fatto di tutto per ucciderlo. La vita di Giuseppe è cambiata grazie a quella busta che ancora tiene a sé.

Racconto: “una vita contro la mafia” www.icgioiosa.gov.it

MAFIA E CAMORRA (SARA)

“La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani,

ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine.

Spero solo che la fine della mafia non corrisponda con la fine

dell’uomo.” Giovanni Falcone

Per Giovanni Falcone

La mafia sbanda,

la mafia scolora

la mafia giura

che l’esistenza non esiste,

che la cultura non c’è

che l’uomo non è amico dell’uomo.

La mafia è il cavallo nero

dell’apocalisse che porta in sella

un relitto mortale,

la mafia accusa i suoi morti.

La mafia li commemora

con ciclopici funerali:

così è stato per te, Giovanni,

trasportato a braccia da quelli

che ti avevano ucciso.

Alda Merini

“Le pene della camorra sono certe e immediate, a differenza di

quelle dello stato.” Roberto Saviano

“La mafia è l’organizzazione più agile, duttile e pragmatica che si

possa immaginare rispetto alle istituzioni e alle società nel suo

insieme.” Giovanni Falcone

Frasi: https://www.frasicelebri.it/argomento/mafia/

http://libreriamo.it/libri/10-frasi-e-aforismi-dedicati-alla-lotta-alla-mafia/

Poesia: https://www.google.it/amp/s/miglioramento.com/2016/05/23/per-giovanni- falcone-alda-merini/amp/

GIUSEPPE IMPASTATO (ARIANNA)

Giuseppe Impastato, meglio noto come Peppino, è stato un giornalista e

attivista italiano, membro di Democrazia Proletaria e noto per le sue denunce contro le attività di Cosa Nostra, a seguito delle quali fu assassinato il 9 maggio 1978.

sito https://it.wikipedia.org/wiki/Peppino_Impastato

E venne da noi un adolescente

dagli occhi trasparenti

e dalle labbra carnose,

alla nostra giovinezza

consunta nel paese e nei bordelli.

Non disse una sola parola

nè fece gesto alcuno:

questo suo silenzio

e questa sua immobilità

hanno aperto una ferita mortale

nella nostra consunta giovinezza.

Nessuno ci vendicherà:

la nostra pena non ha testimoni.

sito http://www.peppinoimpastato.com/poesiedipeppino.htm

9 MAGGIO 1978 (ARIANNA)

9 maggio 1978. Quella notte…

Noi…così…così bravi a ricordare le date più incredibili. Il giorno del titolo di campioni del mondo. La frase di quella canzone. 9 maggio 1978.

Quella notte… lui…lui non poteva sapere. Loro lo aspettavano. E lui…

E noi… noi sempre in attesa di un eroe da piangere. Ma solo per quel giorno. Poi…poi…continuiamo a far finta che niente sia successo. Che quella notte…quella notte a lui lo caricarono in macchina con la forza dei deboli. Lo picchiarono perché urlava la sua libertà. Perché si ribellava e loro…loro non erano abituati a chi si ribellava. Loro… E noi? Noi inconsapevoli aspettiamo la notizia per gridare a bassa voce che

non è giusto. E poi…poi mandiamo avanti Paolo, Giovanni e Ninni e Don Pino e tutti gli altri a sacrificare le loro vite per far riempire i giornali e le nostre bocche di indignazione. 9 maggio 1978 … Aiuto! Aiuto!

Quella notte la bocca, a lui, la chiusero per sempre. La sua gioventù di lotta contro l’ingiusto, il disonesto, il disumano: distrutta. Sempre contro per essere a favore. Implorando la sua gente di rialzare la testa e di farli, quei cento passi. Perché non puoi rimanere ostaggio della loro cosa. Della loro legge di tolla, da prendere a calci come da bambini. Una legge senza domani. 9 maggio 1978. Quella notte… quella notte sui binari della ferrovia lo fecero saltare in aria. Lo fecero a pezzi. 9 maggio 1978. Si chiamava Peppino Impastato. Aveva trent’anni. Era uno di noi. Non dimentichiamo. Mai. Per favore.

Questa è una poesia scritta da un amico di Giuseppe dopo la sua morte.

A TE CARO AMICO (ALESSIA)

Non cedo alla morte di un mondo che cadde sulla tua vita

spezzandone il sogno.

Il silenzio per sempre tace, il sussurro non torna,

il tuo volto non increspa il ricordo

di una libera strada colorata di gente.

Eppure ci sei, col tuo sorriso,

davanti a una morte che non t’appartiene.

Dilaniarti, triste modo per restare con noi,

come fiore assetato di rugiada.

Ninello Passalacqua scrisse questa poesia in onore di Giuseppe Impastato, giornalista e attivista siciliano, ucciso dalla mafia il 9 maggio 1978 a Cinisi, vicino Palermo. Impastato era nato in una famiglia mafiosa ma fin da ragazzo aveva preso le distanze dai comportamenti mafiosi del padre e aveva provato a denunciare il potere delle cosche e il clima di omertà a Cinisi. Per questo motivo fu cacciato di casa dal padre fin da ragazzo.

http://www.peppinoimpastato.com/poesiesupeppino.htm

UNA VITA CONTRO LA MAFIA (ANDREA)

Un mare di gente

a flutti disordinati

s’è riversata nelle piazze.

Nelle strade e nei sobborghi

è tutto un gran vociare

che gela nel sangue,

come uno scricchiolio di ossa rotte.

Non si può volere e pensare

nel frastuono assordante;

nell’odore di calca

c’è aria di festa.

Peppino Impastato

http://www.peppinoimpastato.com/

INFORMAZIONI GIOVANNI FALCONE E PAOLO BORSELLINO (ANDREA)

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, erano due magistrati Italiani, che lottarono contro la mafia. Giovanni falcone, fu assassinato nella strage di

Capaci per opera di cosa nostra. Paolo Borsellino, venne assassinato assieme a cinque uomini della sua scorta. Una citazione famosa di Paolo Borsellino: “Se la gioventù, le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia, svanirà come un incubo”.

https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Falcone https://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Borsellino

GIOVANNI FALCONE (ALESSIA)

Giovanni Falcone è stato un magistrato italiano, simbolo della lotta antimafia, assassinato nella strage di Capaci per opera di Cosa nostra, organizzazione mafiosa siciliana. Insieme ai giudici Antonio Caponnetto, Giuseppe Di Lello, Leonardo Guarnotta e Paolo Borsellino, istituì il pool antimafia, una squadra di magistrati pronta a combattere la criminalità organizzata. Esso nacque soprattutto per evitare che la morte di uno dei giudici per opera della mafia potesse interrompere le indagini. Il 21 giugno 1989 Giovanni Falcone scampò miracolosamente a un attentato nei pressi della villa affittata per le vacanze, situata nella località palermitana di Addaura. Il 23 maggio 1992, mentre il magistrato stava percorrendo l’autostrada A29 in direzione Palermo, la sua macchina e quella della scorta vennero fatte esplodere nei pressi di Capaci con 500 kg di tritoli posti sotto l’autostrada. Il giudice perse la vita insieme alla moglie Francesca Morvillo e agli uomini della scorta Schifani, Montinaro e Dicillo. Per l’attentato venne condannato il boss mafioso Giovanni Brusca.

https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Falcone

https://www.focus.it/cultura/storia/giovanni-falcone-paolo-borsellino-il-coraggio-di-essere-eroi

PAOLO BORSELLINO (ALESSIA)

Paolo Borsellino è stato anche lui un magistrato vittima della mafia, assassinato da Cosa nostra nella strage di via D’Amelio il 19 luglio 1992, poco dopo la morte di Falcone. Borsellino si recò insieme alla sua scorta in via D’Amelio, dove viveva sua madre e una macchina imbottita di tritolo, parcheggiata sotto l’abitazione della madre, esplose al passaggio del giudice, uccidendo anche i cinque agenti di scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. https://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Borsellino

ROCCO CHINNICI (CHIARA)

Il suo nome è legato all’idea dell’istituzione del ”pool antimafia”,

che diede una svolta decisiva nella lotta alla Mafia.

Il primo grande processo a Cosa Nostra è il risultato del lavoro

istruttorio svolto da Rocco.

Chinnici partecipò a molti congressi e convegni giuridici, e

credeva nel coinvolgimento dei giovani nella lotta contro la Mafia,

recandosi nelle scuole per parlare agli studenti della Mafia e del

pericolo della droga.

Sito: https://it.wikipedia.org/wiki/Rocco_Chinnici

NOTIZIE SULLA MAFIA (ALESSIO)

Innanzitutto la mafia è un’organizzazione criminale suddivisa in più

associazioni che esercitano il controllo di attività economiche illecite e del

sottogoverno, diffusa soprattutto in Sicilia, ecco di seguito delle notizie

successe recentemente:

  • Il primo febbraio sono state messe in carcere 31 persone perché sono state scoperte in un giro di affari di un milione di euro mensili dove il boss Partinico dice:” il nostro pomodoro deve arrivare fino ad Obama”. Il patto con la mafia avrebbe portato a Bacchi il monopolio del settore attraverso la gestione di 700 aziende abusive in tutta Italia.
  • Blitz antimafia all’alba del 23 gennaio 2018, gli agenti della squadra mobile di Catania e del commissariato di Adrano hanno arrestato boss della Cosca Sant’Angelo attiva nel territorio di Adrano. I fermati sono in tutto 33 e sono ritenuti responsabili dei reati di associazione per delinquere, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, detenzione di spaccio, estorsione, rapina, furto e reati in materia di armi.
  • Maxi blitz nella notte del 28 gennaio decapitata cosca messinese, trovati 2 arsenali di armi.40 le persone arrestate a disposizione delle cosche fucili a pompa, un fucile mitragliatore e migliaia di munizioni.

NOTIZIE SULLA CAMORRA (ALESSIO)

Organizzazione criminale suddivisa in più associazioni, sviluppata soprattutto a Napoli

  • A processo il boss Casillo, i soldi della camorra reinvestiti sull’edilizia per la precisione di un vero e proprio quartiere di 10 milioni di euro. Immobili, polizze assicurative e conti correnti bancari.

http://www.palermotoday.it/tag/mafia/

http://www.repubblica.it/argomenti/mafia

http://www.napolitoday.it/tag/camorra/

“Totò Riina santo subito”: murales shock per le strade di Firenze”

La faccia del boss di Cosa nostra, realizzata con una bomboletta spray rossa, è apparsa sui muri delle vie del centro del capoluogo toscano

La sua faccia è apparsa sui muri delle vie del centro di Firenze, realizzata con una bomboletta spray rossa. È inconfondibile la sagoma di Totò Riina, il boss di Cosa nostra scomparso lo scorso 17 novembre. Riina viene raffigurato in immagini stilizzate lasciate in numerose strade del capoluogo toscano, accompagnata dalla scritta “Santo subito”. Una provocazione, forse, ma certo di pessimo gusto. Via Panzani, via de’ Cerretani, Borgo San Lorenzo, ma anche piazza dell’Olio e via de’ Conti: sono solo alcune delle vie in cui è apparsa l’immagine. http://www.palermotoday.it/cronaca/mafia/murales-riina-santo-subito-firenze-foto.html (ALESSIA)

 

LEONARDO SCIASCIA (CHIARA)

Scrittore siciliano nato nel 1921 a Racalmuto, in provincia di

Agrigento. Dal punto di vista letterario, la voce che con maggiore forza mosse accuse ben circostanziate verso il sistema e soprattutto verso quel

meccanismo di protezione reciproca che faceva la forza della Mafia

fu appunto quella di Sciascia. https://it.wikipedia.org/wiki/Leonardo_Sciascia

IL GIORNO DELLA CIVETTA – LEONARDO SCIASCIA (ALESSIA)

Il giorno della civetta è il romanzo più famoso di Leonardo Sciascia ed è ambientato nella Sicilia del suo tempo. Si presenta come un romanzo giallo ma è soprattutto un romanzo di denuncia contro: la mafia, l’omertà dei siciliani che tramite il loro silenzio permettono e favoriscono il potere di questa organizzazione criminale e la complicità della politica, che spesso copre i crimini dei mafiosi per trarne vantaggi personali. Il giorno della civetta viene pubblicato per la prima volta nel 1960 sulla rivista «Mondo Nuovo» e l’anno successivo in volume dalla casa editrice Einaudi. Lo spunto per il romanzo venne allo scrittore da un episodio reale di cronaca: l’omicidio del sindacalista Accursio Miraglia per opera della mafia, avvenuto a Sciacca nel 1947. Il titolo è tratto da un passo dell’Enrico VI di Shakespeare: «come la civetta / quando di giorno compare». Il riferimento è al fatto che la mafia una volta agiva in segreto, era un animale notturno come la civetta, mentre oggi ha raggiunto un potere talmente grande da poter agire alla luce del giorno. Il giorno della civetta racconta la storia di alcuni omicidi commessi dalla mafia e della lotta del comandante dei Carabinieri Bellodi per scoprire la verità e arrestare i colpevoli. Il capitano Bellodi è simbolo di tutti quegli uomini (tra cui forze dell’ordine, magistrati e giornalisti) che nel corso degli anni combatteranno la mafia, spesso mettendo a rischio e perdendo le loro vite. Il romanzo di Sciascia assume inoltre un’importanza particolare per il fatto che fu il primo romanzo a denunciare apertamente la mafia, svelandone i meccanismi che la rendono possibile. Infatti, all’inizio degli anni Sessanta, la mafia non era un problema conosciuto e combattuto come oggi e nemmeno il governo ammetteva la sua esistenza.

https://www.studenti.it/il-giorno-della-civetta.html  

 

 

Immagine ripresa da stampacritica.org

 

Immagine di copertina ripresa da ilsitodisicilia.it

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